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Equo compenso: un contributo dovuto?

Equo compenso: una tassa o un contributo dovuto? E’ questa la domanda che tutti si pongono da quando il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ne ha reso nota l’introduzione, varata lo scorso 30 dicembre 2009 . Un mezzo per proteggere il diritto di autore già in vigore per opere di letteratura e musica che da ora verrà applicato anche su ogni dispositivo in grado di riprodurre suddette opere. Il contributo sarà quindi previsto, a carico del produttore (e quindi del consumatore, n.d.r.) anche per le memorie di massa come dvd, chiavette usb, dischi rigidi, ed ancora computer e cellulari.

Per questi ultimi è stata stabilita una cifra forfettaria: un importo fisso di 0.90 centesimi di euro per ogni telefonino cellulare ed importi fissi di 2,40 euro e di 1,90 euro rispettivamente dovuti per computer con o senza masterizzatore.

Un mezzo con il quale teoricamente difendere e tutelare gli artisti che si rivela, a livello pratico secondo le associazioni di consumatori, un modo come un altro per aumentare gli introiti, già alti, della Siae la quale incrementerà il proprio fatturato, secondo una stima generale, di almeno il 50%.

Una domanda sorge spontanea. Se il consumatore, attraverso un cospicuo aumento dei prezzi applicato dal produttore “paga” l’equo compenso in base all’assunto teorico che all’interno di questi archivi venga storato del materiale protetto da diritto d’autore, cade così automaticamente il concetto di pirateria informatica? Può sembrare una mera provocazione, ma a livello pratico, l’utente in questo modo paga i diritti di autore sui file inseriti nei propri dispositivi. Ed ancora, se questi ultimi vengono riempiti con materiale di nostra esclusiva proprietà intellettuale, è giusto chiedere alla Siae la fetta di equo compenso che spetta agli artisti?

Interrogativi a parte, l’introduzione dell’equo compenso, seppur più basso della media europea non è piaciuto né alle associazioni dei consumatori, né agli IT manager italiani i quali, alle prese con un mercato già inflazionato e in difficoltà, si troveranno ora a dover fare i conti con un ulteriore calo delle vendite che sicuramente scaturirà da un necessario aumento dei prezzi.

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